OPI-1982_vet (3).png

Mohammed Obbadi: "L'eliminatoria mondiale IBF è l'incontro della vita. Darò tutto quello che ho!"

Il 2022 si apre nel migliore dei modi per la scena pugilistica italiana.

Il nostro atleta Mohammed Obbadi (22-1-0, 13KO) competerà a Monterrey, in Messico, contro il filippino Jade Bornea: eliminatoria ufficiale per il titolo mondiale IBF dei pesi supermosca. 12 riprese per decretare chi sarà lo sfidante definitivo del campione in carica, Jerwin Ancajas.


Obbadi avrebbe dovuto competere per il titolo Europeo di categoria quest’anno, ma purtroppo il match è saltato a causa di problematiche con la burocrazia legate al suo passaporto. Il Team OPI non ha perso la fiducia, si è armato di resilienza e ha saputo trovare la giusta, meritocratica opportunità per Mohammed, che così si ritrova ad affrontare un incontro di alto livello, che potenzialmente può portarlo verso traguardi immensi.


Questo Mohammed Obbadi lo sa. Ecco perché si allena costantemente ogni giorno, sudore su sudore, lavoro di intensità che si accavalla con le sedute di colpitori e tecnica pura. Dalle sue azioni traspare l’immanenza, la convinzione stoica che, nonostante tutto, il meglio accadrà, deve accadere. Parliamo di una dote che soltanto i grandi fighter hanno. Oggi questa qualità viene vezzeggiata col nome di Tunnel Vision, ma è un concetto molto più semplice e antico di quello che si può pensare: è la forza di volontà, contro ogni possibile movimento avverso.


Abbiamo fatto qualche domanda a Obbadi, tra una sessione di allenamento, una di strenght & conditioning e le dovute ore di riposo. Partirà l’8 gennaio per il Messico con il suo team, e il suo entusiasmo è palpabile.



Come ti sei sentito quando la famiglia Cherchi ti ha comunicato di questa grande opportunità?

“Eh, che non c’è un modo migliore per iniziare il 2022. Partire così è da dieci e lode. Questo è uno degli incontri più importanti che si possono raggiungere in carriera, la semifinale mondiale ti dà il lancio per tante altre opportunità. Non puoi dire di no a una chance così. Non importa dove si disputa, contro quale avversario: devi salire sull’aereo e partire a mille, fiducioso sempre nei tuoi mezzi. La OPI è stata in gamba davvero a portarmi su un incontro di questo livello, dopo tante vicissitudini per altri match che avrei dovuto disputare”


Come procede il Training Camp? Su quali aspetti stai lavorando maggiormente con il tuo team?

“Questi giorni sono lunghissimi. Sono gli ultimi, ma sono i più duri. Ogni giorno che passa non vedo l’ora che arrivi il 14 gennaio. Il training camp sta andando bene, stiamo in fase di mantenimento su tutti gli aspetti, dal peso alla preparazione atletica. Sono stati tre mesi ottimi di lavoro durissimo che darà i suoi frutti. Con il mio team stiamo lavorando su esplosività, forza, e anche sull’andare eventualmente alla lunga distanza”


Cosa sai di Jade Bornea? Hai studiato i suoi combattimenti?

“Bornea è imbattuto, ha fatto con pugili buoni, ma siamo pronti a qualsiasi possibilità. Non ci sono problemi. Ci aspetteremo di tutto, e daremo il massimo”.


Non è la prima volta che combatti fuori dall’Italia, ma fuori dall’Europa sì: come ci si sente ad andare in Messico, una delle nazioni storiche per seguito e passione verso il boxeo?

“Il Messico è un posto fantastico per combattere: la gente capisce, segue, ama il pugilato. Poi è una terra dove son nati grandissimi campioni, specie nelle categorie di peso più leggere come la mia. Oggi vabbè c’è Canelo che già basterebbe, ma poi Oscar Valdez, Berchelet, Francisco Vargas… sarà magnifico competere in questa atmosfera, son sicuro ci sarà un pubblico caldo”.


Cosa visualizzi durante gli allenamenti, per non mollare mai? A cosa pensi?

“Mi alleno sei giorni a settimana, doppia seduta nel periodo di Training Camp. Per non mollare mai… non è che ci sia un segreto. So che se darò il massimo in allenamento, poi nel match potrò fare quello che voglio. Quando sono davvero allo stremo, sfinito, visualizzo un pensiero: è il mio lavoro, e mi piace farlo. A volte è difficile, ma lo faccio e do sempre il massimo perché sono contento di boxare. Non esiste niente di meglio. Anzi, mi dà fastidio se non riesco a dare tutto nelle sessioni di allenamento”.


Sei molto legato al tuo team, alla tua famiglia, alle tue radici. Sarà questa la tua arma in più, quando ti troverai in trasferta in Messico?

“Io non ho tanti amici, e non perché sia sociopatico. A parte che con gli allenamenti è impossibile fare la bella vita, ma soprattutto ho bisogno di avere le persone giuste intorno a me. Il mio Team è un porto sicuro. Bundu non è solo il mio allenatore, è come un fratello, è il mio idolo. Avevo 14 anni quando era campione d’Europa, capisci? Anche Khalid, il mio preparatore atletico, è fondamentale. Siamo amici prima di essere un team. La fede poi è un’altra arma. Dalla religione passando al credere in me stesso. Perché se non ci credo io, in me, nessuno lo farà mai al posto mio.”